“UNO SPORTELLO PER ASCOLTARE LE DENUNCE DEI CITTADINI”: LA PROPOSTA DEI SINDACI ALL’EVENTO DEL 24 MARZO A CASORATE PRIMO

“Il vero potete delle mafie è sapere tutto di tutti/e/o. Informiamoci e parliamoci per sconfiggerle”. È l’appello lanciato nella sala consiliare di Casorate Primo venerdì 24 marzo da Lorenzo Rotella, giornalista de La Stampa e attivista della Carovana Antimafia dell’Ovest Milano, e Franco Roberti, europarlamentare per il Pse e già Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

L’evento dell’associazione, dal titolo “Le mafie: come agiscono Cosa Nostra e ‘ndrangheta nei nostri territori”, ha creato un ampio dibattito di oltre tre ore in una sala piena di cittadini e rappresentanti delle istituzioni. A partecipare, e dimostrare con la loro presenza di essere dalla parte della legalità, sono stati i sindaci e le sindache di Besate, Bereguardo, Bubbiano, Calvignasco, Motta Visconti, Rosate, Trivolzio, Trovo e Vernate.

Dopo i dovuti ringraziamenti al sindaco di Casorate Primo, Enrico Vai, per aver coinvolto così tanti rappresentanti di paesi limitrofi a parlare di mafia mettendoci la faccia, il presidente della Carovana Antimafia dell’Ovest Milano, Piero Sebri, ha introdotto il tema della serata: “Siamo qui per dire ‘No’ alle logiche mafiose e ‘Sì’ alla cultura della legalità. Serve che se ne parli di più, sempre di più, con persone che vivono e toccano con mano ogni giorno l’altra faccia dell’Italia”. E introducendo i due relatori della serata, ha concluso: “Nessuno vuole creare allarmismi, però smettiamo di nascondere la testa nella sabbia e dire che la mafia è un problema di altri. L’impronta è fresca sul terreno, l’odore si sente ancora e le conseguenze delle loro azioni si vedono tutti i giorni”.

Il giornalista Lorenzo Rotella ha citato nomi, cognomi, vie, vecchi e nuovi fatti di mafia. Il discorso, breve e intenso, si è concluso con il nocciolo della questione: “La vera arma delle mafie non sono i business di droga, riciclaggio di denaro, sequestri di persona, armi. Ma l’informazione. Il loro potere sta nel non far sapere volti e nomi di chi agisce nell’ombra, ma conoscere quante volte e a che ora noi cittadini comuni portiamo fuori la spazzatura, o dove vanno i nostri figli a scuola”. Da qui, l’appello: “Facciamo rete, informiamoci, discutiamo tra di noi. Alle mafie serate come questa danno fastidio, fanno male davvero. Solo così potremo seriamente iniziare a organizzare l’antimafia”.

Il dottor Franco Roberti ha ribadito il concetto espresso da Rotella e si è rivolto subito ai sindaci, presenti e non: “Denunciate i delitti che avvengono nel vostro territorio. Costituitevi parte civile nei processi che vedono coinvolti persone legate alla mafia. I reati che commettono devono destare allarme sociale”. Nel gergo della magistratura, ha aggiunto, “si parla di ‘mafie silenti’, cioè che non si colgono e non si trovano in superficie. Bisogna scavare”. Dopo una stoccata al ministro Carlo Nordio sulla necessità di mantenere il sistema di intercettazioni per poter indagare al meglio e sconfiggere la criminalità organizzata, si è poi concentrato sul rapporto di rinforzo delle mafie che può generare il binomio con la politica e ribadito il maggiore impegno che i primi cittadini, prima ancora delle loro comunità, devono prendersi: “Parlate con le prefetture, inviate informative costanti, siate presenti e agite sul territorio con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione”.

A turno, sindaci e cittadini hanno espresso la loro opinione. Carmela Manduca, sindaca di Vernate, ha dichiarato: :”Possiamo migliorare in ciò che facciamo nel contrasto alle mafie. Casorate Primo confina con noi e ogni territorio limitrofo sotto indagine merita la giusta attenzione”. Giuseppe Gandini, sindaco di Calvignasco, ha lanciato una proposta condivisa poi dai presenti: “Istituiamo uno sportello coperto dove ricevere informazioni dai cittadini. La cultura mafiosa non deve diventare la normalità, noi siamo chiamati a raccontare la verità e cosa succede nei nostri territori, al fine di tutelarli”.

Mattia Sacchi, sindaco di Trovo, ha citato il dossier dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano, diretto dal professore Nando dalla Chiesa: “In una scala da uno a cinque, la presenza mafiosa a Pavia è 4 e a Milano 5. Chi ha permesso che succedesse? Non può essere colpa solo dei cittadini o dei sindaci che non hanno fatto abbastanza: forse anche dello Stato?” Provocazione condivisa dal sindaco di Besate, Gian Pietro Beltrami: “Noi sindaci agiamo eccome per le nostre comunità, ma non possiamo sostituirci alle famiglie, agire laddove si apre ogni singolo spiraglio. Ci sono anche problemi come il bullismo, l’educazione, questioni dove le istituzioni possono arrivare fino a un certo punto”.

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La sindaca di Bubbiano, Patrizia Gentile, ha concluso gli interventi dei primi cittadini: “Abbiamo ascoltato questa sera nomi e cognomi di personaggi a noi noti. Sappiamo bene chi abbiamo accettato nel nostro territorio. Possiamo ‘ghettizzare’ questi soggetti, farli diventare così piccoli da non nuocere più. E possiamo farlo portando tutti a conoscenza di cosa accade ogni giorno nei nostri territori”.

Il presidente della Carovana Antimafia dell’Ovest Milano, Piero Sebri, e il sindaco di Casorate Primo, Enrico Vai, al termine della serata hanno ribadito l’importanza di fare rete, collaborare e non lasciare sole comunità come quelle di Casorate Primo, divenuta nei decenni una delle roccaforti della ‘ndrangheta in Lombardia. Si è infine aperto un dialogo con l’amministrazione comunale per svolgere anche a Casorate Primo uno dei tanti corsi sulla mafia e la cultura della legalità che l’associazione propone nelle scuole primarie e secondarie del Milanese e del Pavese


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